L’“Enzo della discordia” fu un episodio emblematico della rivalità spietata tra case discografiche negli anni Sessanta. Quando Enzo Jannacci, passato dalla Ricordi alla RCA, conquistò il grande pubblico con l’irresistibile successo di Vengo anch’io. No, tu no, la Ricordi tentò di cavalcare l’onda ristampando vecchio materiale in una collana economica. Per attirare gli acquirenti, arrivò persino a pubblicizzare indirettamente il nuovo brano, senza tuttavia includerlo nel disco: una mossa che provocò l’immediata reazione della RCA e diede il via a una vera e propria battaglia di copertine, con correzioni e contro-correzioni che lasciarono attoniti i fan.
Eppure, al di là della querelle commerciale, quell’album della Ricordi si rivelò prezioso per gli appassionati di Jannacci. Vi erano raccolti 45 giri rari, inediti e brani sperimentali che mostravano un artista in piena fase di ricerca e costruzione della propria identità. Le testimonianze di collaboratori e lo stesso ricordo di Jannacci illuminano un periodo di fermento creativo, mentre la scoperta successiva che alcuni pezzi non erano mai stati depositati alla SIAE aggiunge un alone di mistero. Quella che sembrava soltanto una manovra di marketing aggressivo divenne così, paradossalmente, l’occasione per riscoprire i primi passi di uno dei cantautori più originali e anticonformisti della musica italiana.

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