Ennio Morricone ha sempre provato a scrivere i suoi arrangiamenti in modo che avessero una propria personalità spiccata, un valore aggiunto a sé stante che gli conferisse quelle caratteristiche di originalità e unicità per le quali sono diventati famosi. Per riuscire a fare questo, non esitò a inserire nella musica pop elementi da linguaggi a essa estranei, pescando dalla musica classica, dalla musica d’avanguardia del Novecento, dalla musica concreta e persino dal rumorismo futurista. Non si era mai provato a inserire in un disco il rumore di un barattolo che rotola, ma Morricone cercava proprio quel suono, per ottenere il quale fece realizzare un marchingegno su cui far rotolare II barattolo protagonista della canzone di Gianni Meccia nel 1961, e di farlo rotolare quasi a tempo con la ritmica della canzone. Un espediente simile per originalità fu realizzato per evocare il rumore di un tuffo in mare per Pinne, fucile ed occhiali per Edoardo Vianello nel 1962: nell'occasione fu registrato il suono prodotto dalle mani di Morricone che smuovevano l'acqua dentro una bacinella posata sul pavimento dello studio B, in modo da riprodurre il classico gorgoglio dell'acqua mossa. Sapore di sale (1963, uno dei suoi più luminosi arrangiamenti) è un’esemplificazione abbastanza chiara di come Morricone pensava di interpretare il puntilismo, vale a dire l’utilizzazione di momenti sonori più o meno isolati in un contesto musicale organizzato: in questo caso sono le note (isolate o in gruppo) che si inseriscono nel crescendo degli archi all’inizio della canzone, o le due note che rispondono al canto di Paoli lungo tutta la prima strofa, poi ancora nella terza e nel finale in dissolvenza. Macchie di suono che definivano l’ambiente della canzone, mentre di segno diametralmente e volutamente opposto era il dirompente assolo di sassofono di Gato Barbieri.
Sempre nel 1963 Edoardo Vianello pubblicò Abbronzatissima, per la quale aveva escogitato un piccolo artificio melodico: far precedere la parola del titolo da due “A”, con la seconda un’ottava più bassa rispetto alla prima. Morricone approvò l’idea di Vianello e anzi la arricchì ripetendo più volte la "A” su due ottave, utilizzando le voci acute e basse dei Cantori Moderni di Alessandroni, contribuendo non poco al successo estivo della canzone. Ancora nel 1963 Morricone lavorò a un album di Miranda Martino, NAPOLI, nel quale sperimentò con ottimi risultati nuovi approcci alla canzone napoletana classica, il più sorprendente dei quali (pubblicato anche come singolo) fu senza dubbio Ό sole mio, in cui riuscì a inserire tra una frase e l’altra dell’inciso la melodia della strofa, in una sorta di canone, mossa azzardata ma riuscitissima e decisamente spiazzante. In altre parole la regola per lui era non solo non ripetersi ma possibilmente anche sperimentare e divertirsi. Come è noto, Morricone non era particolarmente interessato alla ritmica ma volle soddisfare le richieste della RCA per il Sanremo 1964, nel quale avrebbe gareggiato Paul Anka con una canzone scritta da Roby Ferrante e Carlo Rossi, Ogni volta. L’arrangiamento era decisamente incalzante, una sorta di cavalcata ed erano incalzanti anche gli archi, che supportavano la naturale irruenza del cantante canadese naturalizzato statunitense.
Era ben chiaro a tutti (a Bacalov che insieme a Bruno Zambrini l’aveva composta, a Migliacci che ne aveva scritto il testo e a Morricone che l’aveva arrangiata) che le prime note della melodia di Se non avessi più te (1965) erano le stesse del Traumerei del compositore tedesco Robert Schumann, ma ciò tutto sommato facilitò alla canzone la possibilità di svilupparsi poi come un vero lied romantico, con quel tanto di sinfonico che permeava anche le singole parti della cosiddetta 'trilogia del te' iniziata con In ginocchio da te, proseguita con Non son degno di te e chiusa proprio con Se non avessi più te. Una chitarra elettrica solista accompagnava in risposta la voce di Morandi e dialogava con la sezione degli archi fino all’arrivo del breve assolo della tromba di Michele Lacerenza.
Difficile affrontare il tema Morricone e il westem all’italiana con una canzone piuttosto che con i brani strumentali che tutti amiamo e conosciamo, ma Angel Face, firmata da Morricone e da Paoli e contenuta nei film II ritorno di Ringo (Duccio Tessari, 1965) riuscì in questo tentativo. A interpretarla c’era un giovane cantante che ruotava intorno alla RCA, Maurizio Graf, dotato di una voce piena, decisa e diretta, che interagiva alla perfezione con l’arrangiamento di chitarre acustiche che apriva la canzone e poi introduceva gli archi, che esaltavano una linea melodica struggente e di grande fascino. A sorpresa, il breve assolo non era riservato a una tromba (protagonista di tanti western morriconiani) ma a una chitarra elettrica suonata sulle note medie, scolastica nell’esecuzione del tema della strofa ma quanto mai efficace.
La stessa chitarra è protagonista del breve assolo nella parte centrale di Il mondo (1965), capolavoro di Jimmy Fontana, Lilli Greco, Carlo Pes e Gianni Meccia. La canzone partiva in sordina con gli accordi sgranati di una dodici corde acustica, a mano a mano cresceva e prendeva corpo, mentre nel pieno orchestrale arrivava la grande invenzione di Morricone, vale a dire usare singole note di quello che sembra essere un basso tuba per marcare il primo quarto ogni due battute, quasi a farlo diventare un basso continuo e conferendo a II mondo una profondità di campo che ne espandeva il suono.
C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones si caratterizzava per l’impronta giovanilistica che la canzone sottendeva: la tematica del testo, l’inizio con arpeggio di dodici corde acustica e un’armonica (pur se diatonica) per suggerire che si trattava di una canzone di protesta come quelle di Dylan, senza andar troppo per il sottile. Il tocco di Morricone s’inseriva durante la canzone quando Morandi cantava il ”ta-ta-ta-ta-ta’’ che simulava il suono della mitragliatrice: le trombe suonavano una linea melodica per proprio conto interagendo con il coro, quasi a gridare per l’ingiustizia rappresentata dall’uccisione sul fronte vietnamita del ragazzo che amava i Beatles e i Rolling Stones.
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