febbraio 18, 2025
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Uno dei musicisti più straordinari della musica leggera italiana. 

Dagli esordi come autore per altri al debutto come primo cantautore alla Scala di Milano, Paolo Conte ha dimostrato un talento e una capacità comunicativa che non temono paragoni. 

Un modo originale per stu­diare un periodo storico può essere quello di ascol­tare le canzoni che ne par­lano: per farsi un'idea deiritalia del dopoguerra, della ricostru­zione, delle speranze e della fiducia nel futuro può bastare per esempio rascol­to di Topolino amaranto di Paolo Conte (Asti, 1937): la descrizione di questo pa­esaggio in cui “sei case su dieci sono an­date giù” ma in cui, sull’automobile che sembra un’Aprilia, “si va che è un incan­to nel ’46” vale più di tanti libri. E que­sto tema, la descrizione della provincia piemontese del passato in cui si aspetta il passaggio di Bartali “col naso triste come una salita” o di Giovanni Gerbi (il Dia­volo Rosso che dimentica la strada), la se­ra si va a ballare in un locale della pianu­ra Padana al dolce suono della fisarmonica di Stradala e magari la domenica si passa una giornata al mare solo e con mille lire, è quello che emerge soprattutto dalla sua prima produzione come cantautore insie­me a un esotismo che è voglia di evasione più che altro con la fantasia, senza muo­versi dal Piemonte come Salgari e che era già presente nelle canzoni scritte per altri, basti pensare all’Africa in giardino tra l’o­leandro e il baobab in Azzurro (1968, per Celentano), a Trìpoli 1969 (per Patty Pra­vo), a Messico e nuvole (1970, per Jannacci), ma anche alle palme e bambù di On­da su onda (ripresa da Lauzi). C’è già tut­to nei primi due Lp del 1974 e del 1975, entrambi intitolati PAOLO CONTE e re­alizzati con i migliori musicisti torinesi (Spooky e Louis Atzori dei Circus 2000, Danilo Pennone dei Ragazzi del Sole, Walter Negri dei Living Life, il Duo Fasa­no ai cori e il fratello Giorgio) sotto la di­rezione di Happy Ruggiero: oltre a quel­li già citati, brani come Questa sporca vita, Sono qui con te sempre più solo (con il se­guito, La ricostruzione del Mocambo), Avanti bionda e soprattutto Genova per noi (anche questa ripresa da Lauzi) sono il fulcro dei concerti di Conte nei decenni seguenti. In questi dischi non emergono ancora le sonorità jazz delle grandi orchestre (alla Duke Ellington, grande boxeur) e swing della sua produzione successiva.

 

La critica si accorge di lui con UN GELA­TO AL LIMON (1979, con Dal loggione, Sudamerìca e II nostro amico Angiolino), il pubblico con PARIS MILONGA (1981), l’album di Via con me, la sua canzone più nota, e di Boogie, il primo di tre dischi che sono forse i suoi migliori con APPUN­TI DI VIAGGIO (1982) con Hemingway, Lo zio e Dancing, e il terzo intitolato PA­OLO CONTE (1984) con un altro ever­green, Sotto le stelle del jazz, il primo per la CGD dopo aver lasciato l’RCA. Il dop­pio del 1987 AGUAPLANO, con qual­che sfrondamento avrebbe guadagnato in qualità, mentre da PAROLE D’AMO­RE SCRITTE A MACCHINA (1989) cer­te soluzioni diventano un po’ di maniera e ripetitive: i dischi successivi 900 (1992), UNA FACCIA IN PRESTITO (1995), ELEGIA (2004), PSICHE (2008), NEL­SON (2010), SNOB (2014) si diradano nel tempo, alternati a live tra cui TOUR- NÉE (1993), TOURNÉE 2 (1998), LIVE ARENA DI VERONA (2005) e LIVE IN C ARAC ALLA (2018), e ogni tanto vie­ne fuori qualche canzone ancora memo­rabile come Cuanta pasiòn, L’orchestrina o Tropical. Infine due progetti interessan­ti, TAZMATAZ (2000), colonna sonora dell’omonimo spettacolo multimediale con interazioni tra musica e pittura (altro interesse di Conte) e l’album strumenta­le AMAZING GAME (2016). Nel 2023 Paolo Conte è il primo cantautore a esi­birsi alla Scala di Milano.

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