Uno dei musicisti più straordinari della musica leggera italiana.
Dagli esordi come autore per altri al debutto come primo cantautore alla Scala di Milano, Paolo Conte ha dimostrato un talento e una capacità comunicativa che non temono paragoni.
Un modo originale per studiare un periodo storico può essere quello di ascoltare le canzoni che ne parlano: per farsi un'idea deiritalia del dopoguerra, della ricostruzione, delle speranze e della fiducia nel futuro può bastare per esempio rascolto di Topolino amaranto di Paolo Conte (Asti, 1937): la descrizione di questo paesaggio in cui “sei case su dieci sono andate giù” ma in cui, sull’automobile che sembra un’Aprilia, “si va che è un incanto nel ’46” vale più di tanti libri. E questo tema, la descrizione della provincia piemontese del passato in cui si aspetta il passaggio di Bartali “col naso triste come una salita” o di Giovanni Gerbi (il Diavolo Rosso che dimentica la strada), la sera si va a ballare in un locale della pianura Padana al dolce suono della fisarmonica di Stradala e magari la domenica si passa una giornata al mare solo e con mille lire, è quello che emerge soprattutto dalla sua prima produzione come cantautore insieme a un esotismo che è voglia di evasione più che altro con la fantasia, senza muoversi dal Piemonte come Salgari e che era già presente nelle canzoni scritte per altri, basti pensare all’Africa in giardino tra l’oleandro e il baobab in Azzurro (1968, per Celentano), a Trìpoli 1969 (per Patty Pravo), a Messico e nuvole (1970, per Jannacci), ma anche alle palme e bambù di Onda su onda (ripresa da Lauzi). C’è già tutto nei primi due Lp del 1974 e del 1975, entrambi intitolati PAOLO CONTE e realizzati con i migliori musicisti torinesi (Spooky e Louis Atzori dei Circus 2000, Danilo Pennone dei Ragazzi del Sole, Walter Negri dei Living Life, il Duo Fasano ai cori e il fratello Giorgio) sotto la direzione di Happy Ruggiero: oltre a quelli già citati, brani come Questa sporca vita, Sono qui con te sempre più solo (con il seguito, La ricostruzione del Mocambo), Avanti bionda e soprattutto Genova per noi (anche questa ripresa da Lauzi) sono il fulcro dei concerti di Conte nei decenni seguenti. In questi dischi non emergono ancora le sonorità jazz delle grandi orchestre (alla Duke Ellington, grande boxeur) e swing della sua produzione successiva.
La critica si accorge di lui con UN GELATO AL LIMON (1979, con Dal loggione, Sudamerìca e II nostro amico Angiolino), il pubblico con PARIS MILONGA (1981), l’album di Via con me, la sua canzone più nota, e di Boogie, il primo di tre dischi che sono forse i suoi migliori con APPUNTI DI VIAGGIO (1982) con Hemingway, Lo zio e Dancing, e il terzo intitolato PAOLO CONTE (1984) con un altro evergreen, Sotto le stelle del jazz, il primo per la CGD dopo aver lasciato l’RCA. Il doppio del 1987 AGUAPLANO, con qualche sfrondamento avrebbe guadagnato in qualità, mentre da PAROLE D’AMORE SCRITTE A MACCHINA (1989) certe soluzioni diventano un po’ di maniera e ripetitive: i dischi successivi 900 (1992), UNA FACCIA IN PRESTITO (1995), ELEGIA (2004), PSICHE (2008), NELSON (2010), SNOB (2014) si diradano nel tempo, alternati a live tra cui TOUR- NÉE (1993), TOURNÉE 2 (1998), LIVE ARENA DI VERONA (2005) e LIVE IN C ARAC ALLA (2018), e ogni tanto viene fuori qualche canzone ancora memorabile come Cuanta pasiòn, L’orchestrina o Tropical. Infine due progetti interessanti, TAZMATAZ (2000), colonna sonora dell’omonimo spettacolo multimediale con interazioni tra musica e pittura (altro interesse di Conte) e l’album strumentale AMAZING GAME (2016). Nel 2023 Paolo Conte è il primo cantautore a esibirsi alla Scala di Milano.
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