Il suo viaggio musicale, parteva dal paese appenninico e andava incontro al mondo. Sirtaki era ricco di poesia e impreziosito dalle tastiere elettroniche. Un disco pregevole per un cantante dalla voce raffinata
Tra il cielo e il mare. A metà strada tra il caldo profumato del mare e il fresco bianco della neve. Qui c’è Lagonegro, provincia di Potenza. E qui abitava Mango, cantante e autore dalla voce raffinata e dall’assoluta voglia di normalità.
Lagonegro, infatti, è un paese incastrato nell’Appennino, lontano dalla mondanità che forse un artista vorrebbe. Mango no, nonostante il successo preferiva restare a vivere nella sua piccola e lontana Lagonegro: «Perché dovrei trasferirmi in una grande città? Milano? Roma? No, grazie. Qui sto benissimo, la natura è splendida, con pochi chilometri d’auto posso sciare o nuotare. E poi ci sono sempre i viaggi».
Già, i viaggi. Questa volta il viaggio di Pino Mango era al tempo stesso fisico e intellettuale, artistico e culturale. Da Lagonegro incontro al mondo. Tra Milano e Londra aveva registrato questo album e lo aveva intitolato Sirtaki, prendendo in prestito il nome di una popolare danza greca. E per il video si era recato a Marrakesh, in Marocco. E poi, si era imbarcato in un lungo tour di concerti in Italia senza trascurare qualche puntata in Spagna, dove era uno dei cantanti italiani più popolari.
Ecco la solitudine dinamica di Mango. Dopo una discreta gavetta, arrivando da una regione lontana dalla musica pop, aveva scoperto il segreto di un’arte non sempre facile, quella di cantare canzoni gradite al pubblico senza perdersi dietro alle mode.
Nel Mango odierno vivevano diverse tensioni: così era stato a Londra a registrare un lato di Sirtaki con Geoff Westley (arrangiatore inglese che già aveva avuto rapporti con la canzone italiana); a queste canzoni aveva abbinato poi brani più «italiani», realizzati a Milano. E per coordinare tutto aveva chiamato Mogol, autore dei testi e produttore artistico, Grande Vecchio della canzone (alcuni Festival di Sanremo vinti e poi la grande epopea al fianco di Lucio Battisti).
Racconteva Mogol: «Non avevo avuto problemi con Mango. I problemi arrivano solo quando dovevo scrivere per musiche brutte. Non era mai stato questo il caso».
Mango ascoltava e ringraziava. Le canzoni di Sirtaki sono raffinate poesie vocali tessute su tappeti di tastiere elettroniche e impreziosite dai tipici vocalizzi del cantante. C’è, in queste canzoni, un’atmosfera di suggestioni lontane, un’eco di poesia quotidiana e felice. Brani come Nella mia città, I giochi del vento sul lago salato e Sirtaki sono pillole di felicità antica, a volte austera.
Figlio di una terra orgogliosa e struggente, Mango apriva le braccia e si tuffava in una danza di sole e di musica. E di parole colorate di azzurro come in Nella mia città : «Sulla mia città/c 'è un cielo grande/ che ti spalanca il cuore/ e non ti delude mai».
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