gennaio 28, 2025
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Il suo viaggio musicale, parteva dal paese appenninico e andava incontro al mondo. Sirtaki era ricco di poesia e impreziosito dalle tastiere elettroniche. Un disco pregevole per un cantante dalla voce raffinata

Tra il cielo e il mare. A metà strada tra il caldo profumato del mare e il fresco bianco della neve. Qui c’è Lagonegro, provincia di Potenza. E qui abitava Mango, can­tante e autore dalla voce raffinata e dall’assoluta voglia di normalità.

Lagonegro, infatti, è un paese in­castrato nell’Appennino, lontano dalla mondanità che forse un artista vorrebbe. Mango no, nonostante il successo preferiva restare a vive­re nella sua piccola e lontana Lagonegro: «Perché dovrei trasferirmi in una grande città? Milano? Roma? No, grazie. Qui sto benissimo, la natura è splendida, con pochi chilo­metri d’auto posso sciare o nuota­re. E poi ci sono sempre i viaggi». 

Già, i viaggi. Questa volta il viag­gio di Pino Mango era al tempo stes­so fisico e intellettuale, artistico e culturale. Da Lagonegro incontro al mondo. Tra Milano e Londra aveva registrato questo album e lo aveva intitolato Sirtaki, prendendo in prestito il nome di una popolare danza greca. E per il video si era re­cato a Marrakesh, in Marocco. E poi, si era imbarcato in un lungo tour di con­certi in Italia senza trascurare qual­che puntata in Spagna, dove era uno dei cantanti italiani più popolari.

Ecco la solitudine dinamica di Mango. Dopo una di­screta gavetta, arrivando da una regione lontana dalla musica pop, aveva scoperto il segreto di un’arte non sempre facile, quella di canta­re canzoni gradite al pubblico sen­za perdersi dietro alle mode. 

Nel Mango odierno vivevano diverse tensioni: così era stato a Lon­dra a registrare un lato di Sirtaki con Geoff Westley (arrangiatore inglese che già aveva avuto rapporti con la canzone italiana); a queste canzoni aveva abbinato poi brani più «italiani», realizzati a Milano. E per coordinare tutto aveva chiamato Mo­gol, autore dei testi e produttore artistico, Grande Vecchio della canzone (alcuni Festival di Sanremo vinti e poi la grande epopea al fian­co di Lucio Battisti).

Racconteva Mogol: «Non avevo avu­to problemi con Mango. I proble­mi arrivano solo quando dovevo scri­vere per musiche brutte. Non era mai stato questo il caso». 

Mango ascoltava e ringraziava. Le canzoni di Sirtaki sono raffinate poesie vocali tessute su tappeti di tastiere elettroniche e impreziosi­te dai tipici vocalizzi del cantante. C’è, in queste canzoni, un’atmo­sfera di suggestioni lontane, un’e­co di poesia quotidiana e felice. Brani come Nella mia città, I giochi del vento sul lago salato e Sirtaki sono pillole di felicità antica, a vol­te austera.

Figlio di una terra orgogliosa e struggente, Mango apriva le braccia e si tuffava in una danza di sole e di musica. E di parole colorate di az­zurro come in Nella mia città : «Sul­la mia città/c 'è un cielo grande/ che ti spalanca il cuore/ e non ti delude mai».

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