La carriera musicale di Francesco Guccini (Modena, 1940), distinta e complementare a quella esercitata con pari intensità di scrittore, parte da molto lontano: quando nel 1967, dopo aver composto come autore brani per Gigliola Cinquetti, Nomadi, Equipe 84 e soprattutto Caterina Caselli, dà alle stampe l’album dal titolo FOLK BEAT N. 1. Il giovane Guccini tenta il suo primo approccio con la canzone d’autore con un lavoro dagli arrangiamenti scarni ed essenziali, dalle tematiche impegnate affrontate ora in modo drammatico ora ironico. Nel disco, firmato solo col suo nome, sono presenti però brani rimasti nella storia, anche perché portati al grande pubblico da gruppi come i Nomadi e l’Equipe 84: Auschwitz (conosciuta anche come Canzone del bambino nel vento) e In morte di S.F. (ripubblicata poi con il titolo Canzone per un’amica). Il disco fu pubblicato con l’etichetta La voce del Padrone, poi EMI Italiana, a cui il cantautore restò fedele per tutta la sua carriera fino a L’ULTIMA THULE. In DUE ANNI DOPO (1970), firmato ancora come Francesco, gli arrangiamenti musicali restano scarni nonostante l’introduzione della chitarra fingerpicking di Deborah Kooperman, artista americana con cui collaborerà per un decennio. In questo album però si comincia a delineare la tematica di base di Guccini: la natura inesorabile del tempo, narrata attraverso figure e personaggi letterari. Modalità confermata e amplificata con L’ISOLA NON TROVATA (1971): il titolo è ripreso da Gozzano e nei brani ci sono continui riferimenti letterari: a Salinger, a Marco Polo, a Schopenhauer. È presente un brano, Il tema, che sembra una dichiarazione d’intenti: “Cantare il tempo andato sarà il mio tema”. E questo, in effetti, sarà. Dal punto di vista musicale la produzione di Pier Farri, che accompagnerà a lungo Guccini, veste le sue canzoni di suoni più solidi, a tratti addirittura eccessivi, servendosi di musicisti d’eccezione che lo seguiranno, con qualche variazione, per tutta la sua carriera: Eliade Bandini, Ares Tavolazzi, Vince Tempera.
Il successo comincia ad arrivare nel 1972 con RADICI, contenente lo storico La locomotiva, con cui Guccini terminerà ogni suo concerto. Dopo la parentesi cabarettistica di OPERA BUFFA (1973) e il controverso STANZE DI VITA QUOTIDIANA (1974) Guccini pubblica uno dei suoi album più venduti: VIA PAOLO FABBRI 43 (1976) che ha al suo interno la famosa invettiva de L’avvelenata. Il tema di Guccini si propaga in tutti gli album successivi, pur se affrontato da punti di vista diversi: la storia familiare in AMERIGO (1978); il viaggio e le città presenti e future in METROPOLIS (1981); il senso di inutilità che pervade GUCCINI (1983). Fino ad arrivare all’album della sua piena maturità, SIGNORA BOVARY (1987), pervaso di malinconia e con il chitarrista argentino “Flaco” Biondini in stato di grazia, che conferisce al disco quel sapore di Tango non più legato alla balera ma universale, via via passando attraverso un pugno di altri album indimenticabili verso L’ULTIMA THULE (2012) che nelle intenzioni di Guccini doveva chiudere la sua esperienza musicale, ma venne poi smentito da CANZONI DA INTORTO (2022) e CANZONI DA OSTERIA (2023) e poi chissà da cos’altro.

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