Mentre la sua vita privata va a pezzi insieme alla lunga storia d’amore con Simona Izzo, Venditti chiude gli anni Settanta con SOTTO IL SEGNO DEI PESCI e BUONA DOMENICA: i discografici gongolano, ma critici e vecchi fan cominciano a lanciargli accuse di opportunismo. E allora Antonello stacca: lascia Roma per trasferirsi in Brianza, dove vive per un paio di anni in cui si limita a piccole collaborazioni musicali mentre affronta uno stato di profondo malessere che gli induce addirittura, si scoprirà in seguito, pensieri suicidi. È qui che, per caso, arriva l’incontro con Lucio Dalla, che lo sprona ad acquistare una casa a Trastevere: un passo che avrà sul cantautore un effetto rigenerante, al punto da fondare una propria etichetta discografica. SOTTO LA PIOGGIA, che esce nel 1982, è un disco ancora abbastanza cupo che risente chiaramente degli strascichi della separazione (Dimmelo tu cose è una pagina di diario), ma è un passo verso la guarigione. Rientrato nella capitale, infatti, Antonello compone Grazie Roma per la sua adorata squadra di calcio e, poco dopo, altre due canzoni, che canta per la prima volta al Circo Massimo il 30 maggio 1984 alla mancata festa della Roma per la Coppa dei Campioni persa contro il Liverpool. Canzoni che brilleranno nel nono album di studio CUORE, nei negozi il 20 luglio dello stesso anno. E se Ci vorrebbe un amico, che apre il lato B del vinile ed è dedicata proprio a Dalla, si limita a trasmettere un senso di placido benessere e di buoni sentimenti (resi un po’ melensi dalle sonorità anni Ottanta fatte di syndrums e sintetizzatori oggi obsoleti), Notte prima degli esami è un miracolo di lirismo, interpretazione e grande musicalità: nella prima parte, si avvale del solo accompagnamento del pianoforte di Antonello supportato più avanti da un pad di tastiera, mentre si susseguono frasi che entreranno nel vocabolario collettivo e diverranno quasi inni generazionali: i quattro ragazzi con la chitarra (i giovani del Folk studio), le segretarie con gli occhiali, le cosce tese di Claudia chiuse come le chiese, “la matematica non sarà mai il mio mestiere”. Poi, per magia, insieme alla frase “si accendono le luci qui sul palco”, il trionfale ingresso del ritmo e degli altri strumenti. Un capolavoro, ma nel disco c’è anche altro: ci troviamo ancora quei riferimenti politici che, di lì a poco, Venditti abbandonerà quasi del tutto (gli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti del 1968 a Valle Giulia in Qui, il sarcastico ritratto di Craxi in L’ottimista), la splendida preghiera laica di Stella, il racconto (vero, a quanto pare) della giovane coppia in attesa di un bimbo al concerto milanese di Bob Marley (Piero e Cinzia).
Con CUORE, che raggiunge il primo posto in classifica e sarà il quarto disco più venduto del 1984, Venditti entra nell’olimpo degli artisti italiani per non uscirne più, mantenendo un costante successo per una ventina di anni ancora. Oggi ha rallentato la produzione discografica, ma è ancora molto attivo dal vivo e, dopo il lungo e fortunato tour con De Gregori, sta celebrando in questi mesi proprio il quarantennale di questo album, ristampato in vinile e in Cd nel giugno scorso con in più la bonus track Di’ una parola, cover di Say Something degli A Great Big World (feat. Christina Aguilera). Che poco aggiunge, nonostante il pregevole lavoro degli archi dello Gnu Quartet, al valore di un’opera che si assesta in ogni caso come una pietra miliare della canzone d’autore italiana.

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